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Dalla Terapia del comportamento alla Terapia Cognitivo-Comportamentale

A partire dagli anni Sessanta la cornice teorica della Terapia del Comportamento viene ampliata dai contributi di diversi autori interessati a comprende il ruolo del mondo interno dell’individuo in relazione alle sue emozioni e ai suoi comportamenti. Ci si chiede quale influenza abbiano pensieri, dialogo interno, immaginazione e fantasie sui comportamenti manifesti di una persona. Ciò conduce necessariamente ad interessarsi anche del contesto sociale e relazionale in cui la persona vive.

A livello teorico uno dei contributi più significativi è quello di Bandura che partendo dallo studio dell’apprendimento per imitazione sociale (modeling) arriva a definire l’apprendimento non solo in termini di imparare a fare qualcosa di nuovo ma anche acquisire una rappresentazione mentale del nuovo comportamento che potrà essere messo in atto quando l’individuo sceglierà di farlo. Dall’ottica comportamentista in cui i comportamenti dell’uomo sono passivamente dettati e modificati da condizioni esterne, ad una nuova concezione di uomo capace di determinare il proprio comportamento, di scegliere come agire e eventualmente di modificare il proprio comportamento.

È negli anni Settanta che si delinea un nuovo un nuovo approccio teorico e clinico, evoluzione della Terapia del Comportamento, denominato Terapia Cognitivo e Comportamentale. Oggi è diffusa soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti ma anche in Italia inizia a essere presente e diffusa (ad esempio da Psicoterapia Scientifica).

Il panorama clinico è ricco di contribuiti di svariati autori che ruotano attorno al fulcro originario della Psicoterapia cognitiva e comportamentale: alla base di ogni nostra azione vi è il modo in cui interpretiamo la situazione che stiamo vivendo. Ciò che pensiamo, ciò che diciamo a noi stessi, ciò che immaginiamo in un dato momento determina il significato che diamo a quella situazione e questo produce in noi un’emozione alla quale reagiamo con un comportamento.

Ad esempio se uno studente bocciato ad un esame pensa “E ora come faccio? Non farò in tempo a dare tutti gli esami di quest’anno! Devo anche seguire le lezioni e rischio di non potermi laureare nella prossima sessione!”, con buona probabilità proverà molta ansia, agitazione o addirittura panico e potremmo vederlo camminare nervosamente per i corridoi dell’università, sfogarsi con un amico, fuggire via dall’aula affannato. Ipotizziamo che lo studente pensi “Sono stato bocciato! Sono un incapace! Non riesco neanche a fare il mio dovere! Sono un totale fallimento in tutto quello che faccio”, si sentirà disperato, deluso, arrabbiato con se stesso e, di conseguenza, potremmo vederlo piangere inconsolabile per ore. Ma se lo stesso studente pensa “Peccato non ho molto tempo per prepararmi di nuovo. Ci tenevo tanto a superarlo oggi ma in fondo i concetti principali li ricordo, devo solo focalizzarmi su alcuni argomenti e magari posso chiedere aiuto a Mattia nello studio”, si sentirà sereno nonostante la delusione e tornerà presto sui libri!

Lo scopo della terapia cognitiva e comportamentale è proprio quello di individuare i pensieri disfunzionali e i comportamenti disadattivi fonte di malessere in modo da modificarli. Attraverso tecniche cognitive e l’apprendimento di strategie comportamentali l’individuo modifica gradualmente le proprie convinzioni e sperimenta nuovi comportamenti, al fine di ridurre il malessere e il disagio provati.

I principi della Terapia Cognitivo-Comportamentale

La psicoterapia cognitiva e comportamentale è uno specifico orientamento di psicoterapia ad oggi considerato dalle linee guida internazionali per la diagnosi e la cura in ambito psicologico e psichiatrico un trattamento efficace e altamente indicato in una serie di situazioni sintomatiche e di quadri psicopatologici. Ciò è dovuto anche ad uno dei suoi punti di forza principali ovvero presentare tecniche la cui validità ed efficacia sono comprovate da ricerche scientifiche internazionali.

Inoltre, è una terapia pratica e concreta: con il paziente si parla delle sue difficoltà quotidiane in modo da lavorare per trovare una soluzione ai suoi problemi psicologici, rispettando le sue priorità e i suoi tempi.

Paziente e terapeuta hanno un ruolo attivo all’interno delle sedute: collaborano in modo attivo per identificare e ristrutturare modalità di pensiero e di comportamento che possono essere causa dei problemi emotivi e relazionali lamentati.

È una terapia basata sullo scopo: sin dalla fase di valutazione è fondamentale definire non solo qual è il problema da affrontare ma anche quali sono gli obbiettivi che si vogliono raggiungere. Di conseguenza, verrà concordato un piano di trattamento personalizzato e adeguato alle esigenze del paziente. Fondamentale sarà monitorare periodicamente l’andamento del percorso e i progressi, anche mediante l’utilizzo di test standardizzati, per verificare se gli scopi condivisi sono stati conseguiti o in via di raggiungimento. Ciò consentirà di ridefinire gli obiettivi o apportare eventuali modifiche al percorso in corso.

La terapia è a breve termine: la durata di solito varia dai sei ai dodici mesi in base al tipo di problematica o di disturbo psicologico e alla sua gravità. La frequenza degli incontri inizialmente è settimanale poi, a mano a mano che aumenta la condizione di benessere del paziente, si distanziano le sedute. Al termine del trattamento solitamente di propone una fase di follow-up ovvero colloqui a un mese, tre mesi, sei mesi e un anno dal termine della terapia per monitorare nel tempo i risultati raggiunti e gestire eventuali “scivolate” o “ricadute”.

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